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Eventi e News
Unione Operaia Escursionisti
Italiani Sez. Dr. Nino Dosi di Casale Corte Cerro
Sabato 26 e Domenica 27 Giugno 2010
Festa in Piana Rovei
Via Alpe Quaggione Km.2,200
CASALE CORTE CERRO
Si invitano Soci e Simpatizzanti
A Partecipare Numerosi
Il Ristorante Baita UOEI è aperto dal Martedì alla Domenica dalle ore 10,00
PROGRAMMA
Sabato 26
Dalle ore 16,00 inizio Gara di Bocce alla memoria di Primitivi Silvio (Ciccio)
Ore 17,00 Trippa e Tapelucco
Domenica 27
Ore 10,00 Saluto ai presenti, prosecuzione gara di Bocce
Ore 11,30 Santa Messa
Ore 13,00 Pranzo: Menù a prezzo fisso €. 16,00 (Vino escluso)
Ore 16,00 Finale Gara di Bocce
Ore 17,00 Estrazione Premi Oblazione
E' gradita la prenotazione
Tel. 347 4606488
Sig. Uberti
Tel. 348 3139448
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LA LEGGENDA DEI CONTI DI CERRO (tratto dal sito il cannocchiale di Casale Corte Cerro)
da Eco del Verbano – Gennaio 2006
Casale Corte Cerro, comune della provincia del Verbano Cusio Ossola è situato sul versante occidentale della val Corcera, tra Gravellona Toce, a nord, e Omegna, a sud. I suoi oltre 3400 abitanti sono distribuiti in ben quattordici frazioni, alcune delle quali – Montebuglio, Ramate, Arzo e altre – già nominate in antiche pergamene risalenti sino all’alba del secondo millennio. Ma non il capoluogo…
La corte - o borgo - di Cerro, centro fortificato di antica origine, sorgeva ai piedi del monte Cerano e sulle rive del lago Maggiore, che allora spingeva sin lì le sue paludi, nel luogo ove ora si trova il cimitero di Gravellona Toce (canton Wu).
Secondo la leggenda i conti di Cerro, signori del borgo, erano dei buoni nobili, cristiani e sostenitori della fede. La loro dinastia giunse al massimo splendore negli anni delle crudeli lotte tra Guelfi e Ghibellini, gli uni partigiani del Papa, gli altri accesi sostenitori dell'imperatore tedesco, il cui dominio si estendeva su buona parte dell'Italia. Era difficile tenersi fuori da quelle guerre e i nostri conti si fecero paladini della causa pontificia.
Un triste giorno i Ghibellini di Novara ebbero il sopravvento sui loro avversari e vollero sbaragliarli completamente, eliminandone tutti gli alleati. Fu così che una notte il borgo di Cerro venne assalito di sorpresa. La resistenza fu lunga e valorosa, ma nulla poté contro il numero soverchiante degli avversari: il paese fu incendiato e raso al suolo, la popolazione decimata, ma i conti riuscirono a fuggire attraverso un passaggio segreto che portava fuori dalle mura e sino al fortilizio appositamente edificato su un poggio del monte sovrastante, Piänä Cäslëtt, il ripiano del castelletto. Ad essi si unirono altri superstiti, insieme si portarono nel luogo ove ora sorge Casale e qui si stabilirono, in alcuni alpeggi di loro proprietà, i casali della corte di Cerro, da cui il nome del nuovo insediamento.
Del vecchio borgo non rimasero che la chiesetta di San Maurizio e un torrione sbrecciato e semidiroccato, all'interno del quale crebbe col tempo un rigoglioso albero di cerro: lo stesso torrione e la stessa quercia che ancora campeggiano sul gonfalone del comune.
La stessa leggenda fa cenno anche a un valoroso capitano che, dopo aver strenuamente difeso la piazzaforte, fuggì portando con sé il tesoro dei conti, tesoro che andò a nascondere in qualche antro della montagna dove, ancor oggi, aspetterebbe di essere ritrovato.
Questa è la leggenda che si è tramandata, riferita ai tragici avvenimenti del 1312-1314 e che, a tratti, risulta ben diversa dalla realtà storica, così come la si è potuta ricostruire a tanti secoli di distanza.
Nessun documento cita i conti di Cerro; si può invece affermare con buona certezza che il borgo fortificato, posto in un'importante posizione strategica, lungo la via Francisca che collegava Novara e la pianura, attraverso il Cusio, con l'Ossola e il nord Europa, facesse parte del feudo dei Nobili, conti di Crusinallo, probabilmente ramo collaterale della famiglia Del Castello - o Da Castello - signori di Pallanza. Tale dominio ebbe due brevi interruzioni: la prima nell'XI secolo quando, a seguito di complicati sovvertimenti, il dominio venne assegnato per tre quarti alla badia (abbazia) di Arona e per il resto al vescovo-conte di Novara, l'altra pochi decenni più tardi quando fu conquistato dal comune di Novara, durante la guerra combattuta da quella città contro Pallanza e l'Ossola inferiore
Nel corso delle lotte tra Papa e Imperatori, Novara, come d’altronde le maggiori città dell'Italia centro settentrionale, si divise in due fazioni: i Guelfi, capeggiati dai Brusati, e i Ghibellini, guidati dai feroci Tornielli; i Cavallazzi, la terza grande famiglia cittadina, si destreggiavano tra le due parti. E' comunque certo che tali nobili casate si fronteggiassero soprattutto per interessi particolari, legati fondamentalmente al dominio del territorio, riparandosi solo per comodità dietro i due partiti; nello stesso modo si comportavano poi tutti i signorotti della provincia, che avevano in corso un'infinità di faide e diatribe minori.
Non si sa con esattezza se i Crusinallo furono sempre legati alla parte "sanguigna" (i guelfi Brusati) o se anch'essi giocassero d'avvantaggio, passando disinvoltamente dall'una all'altra delle due fazioni. Le cronache di quei tempi raccontano però di tal Aymerico da Croxinallo, condottiero di ventura detto "il Rabbia" per la sua ferocia. Costui nel 1258 fu nominato da Torello Tornielli, allora esule a Pavia, comandante in capo delle milizie di parte "rotonda" (ghibelline) per la spedizione di riconquista di Novara, da cui i Brusati l'avevano cacciato. Il Rabbia conquistò la città - probabilmente nel 1260 - ed ebbe modo di dare ampia dimostrazione delle sue sanguinarie tendenze: si era appositamente condotto appresso un carro carico di "scaiones" (paletti appuntiti) di cui si servì per accecare quanti avversari ebbero la sfortuna di cadere vivi nelle sue mani. I disgraziati sanguigni non dovettero essere pochi, visto che gli statuti cittadini del 1277 facevano obbligo al podestà di espellere da Novara tutti i ciechi, tranne coloro divenuti tali per causa di Aymerico.
Nel 1310, dopo varie vicende di tal tipo, il sacro romano imperatore Enrico VII scendeva in Italia e imponeva la cessazione delle ostilità; il 18 dicembre entrava in Novara riconducendovi i ghibellini, ancora una volta esuli. Ma la pace durò poco: nel giugno successivo i Tornielli scacciarono dalla città i loro eterni avversari e questi si rifugiarono nei borghi e nelle campagne, soprattutto sulla riviera del lago d'Orta e nel feudo dei Crusinallo. Questa volta i ghibellini pensarono di stroncare definitivamente la resistenza dei Brusati e dei loro alleati e organizzarono una formidabile spedizione punitiva contro chi li aveva accolti.
Tra il 1311 e il '12 molte furono le località assalite e crudeltà ed eccidi si sprecarono. Omegna riuscì a respingere gli assalitori grazie alle robuste fortificazioni e al rilevante numero di difensori, Crusinallo fu solo in parte distrutta, ma la furia devastatrice degli attaccanti si riversò in pieno sul borgo di Cerro. Nonostante le fortificazioni il luogo venne rapidamente espugnato, l'abitato incendiato e le sue rovine rase al suolo, la popolazione dispersa o massacrata. Sulle rovine fumanti venne "sparso il sale": era severamente vietato ricostruire nel raggio di due miglia, tranne che oltre il Toce, in territorio di Mergozzo, e oltre la Strona, ove già esistevano i due nuclei antichi di Gravellona, il Motto e la Baraggia. Rimasero in piedi soltanto la chiesa, dedicata a san Maurizio e tutt’ora esistente, e una parte del muro di cinta, abbattuta solo pochi anni or sono.
I pochi scampati all'eccidio ripararono effettivamente "sui poggi del Cerano", nelle "villae", già di loro proprietà, sorte attorno all’oratorio di san Giorgio martire, nei pressi dei villaggi preesistenti (Arzo, Buglio, Cereda, Ramate): così nacque la Corte di Cerro. Mantennero però, costoro la proprietà dei terreni e i diritti di dominio al piano, tanto che Gravellona dipese da loro ancora per lungo tempo (il comune di Gravellona Toce nacque, staccandosi da quello di Casale Corte Cerro, solo nel 1912; ma questa è un’altra storia).
Alcuni altri superstiti si rifugiarono invece sulla sponda lombarda del Verbano, fondandovi il paese di Cerro, ora frazione di Laveno.
A Tutte le Associazioni di Casale Corte Cerro
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